Allez les bleus

February 15th, 2010

Starbucks. Domenica mattina. Il mio francese non e’ perfetto, ma non fa neanche schifo. La barista e’ evidentemente francese. Non chiedetemi perche’ sia evidente.

“A double espresso and a pain au chocolat please” [pronunciato alla francese, a mo' di "p??n o sciocolat"]
“Sorry, what?” [con accento francese]
“A pain au chocolat” [con pronuncia francese, di nuovo]
“What do you mean?” [uotzuiumiiin, con classica pronuncia francese]
“A PAIN AU CHOCOLAT” [questa volta pronunciato all'inglese]
“Sorry I can’t understand”
“THAT THING, PLEASE!”
“Oh, a pain au chocolat” [uguale a come l'avevo pronunciato io]

La mia simpatia, o dovrei dire empatia, per gli inglesi sta salendo a dismisura.

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Cenerentola, le scarpette!

January 29th, 2010

Ecco cosa si puo’ avvistare in metropolitana a Londra nel tardo pomeriggio.
E come ha detto Giulia, “se ti fossi tolto le tue e le avessi indossate sarebbe stato fantastico”. Peccato non averci pensato.

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Fermarsi sull’orlo del precipizio

October 27th, 2009

Corro a far spesa,
corro in palestra,
corro a prendere da mangiare in mensa,
corro con i sacchetti in mano,
corro attraversando porte aperte,
corro e trovo una porta chiusa,
corro col braccio teso ad afferrare la maniglia,
corro mentre non mi accorgo che la porta si apre,
corro mentre la maniglia mi sfugge,
corro e all’imprivviso mi fermo col braccio teso
e il palmo della mano aperto.
Aperto a 7 millimetri dalla mammella sinistra
di una prosperosa signorina settantenne.
E menomale che stavolta mi sono fermato.

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Un’irresistibile voglia di fika

October 7th, 2009

Questa.

E come ha giustamente detto una mia cara amica,

Giulia: se avessi saputo per tutto questo tempo che amavo la fika
Giulia: …sai quante pene mi sarei risparmiata

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Le patate, le patate

September 27th, 2009

Se non credevate che le buste blu Ikea fossero la soluzione ai problemi del mondo, c’e’ un pazzo che abita a Londra che le riempie di terra e ci pianta dentro le patate. E qualche mese dopo, riesce pure a fare un discreto raccolto.
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Io, il pollo

July 17th, 2009

Da Nando’s:

Io: “A chicken burger and a coke, please”
Cameriera: “Ok – anything else?”
Io: “No, thanks”
Cameriera: “And what about me on your platter?”
Io: “I think I’m fine, thanks”.

Si, flemmatico, britannico, understating quanto volete. Ma una risposta meno cretina, proprio non riuscivo a tirarla fuori? :-)

E ora aprite il valzer delle battute cattive.

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Lapsus freudiani

June 15th, 2009

screenshot

(thanks to Wilmer per la segnalazione, qui l’originale)

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La febbre del sabato sera (ma anche del venerdi’ e della domenica)

June 8th, 2009

Una delle caratteristiche londinesi che piu’ sciocca i turisti italiani e’ la passerella finesettimanale di ragazze ubriache, gente che vomita in un bicchiere stando perfettamente in piedi nei bus, ragazzine in minigonna inguinale che barcollano, ragazzini senza maglietta, e via dicendo.

Ieri in metropolitana pero’ me n’e’ capitata una che non avevo mai visto: un gruppo di 16-20enni, maschi e femmine, che faceva battaglia lanciandosi un dildo.

Per la precisione, un dildo con due occhi disegnati a mo’ di faccia (indovinate qual era il naso). E quando (per sbaglio?) me l’han lanciato addosso, mi hanno guardato con estremo imbarazzo e con fare terribilmente britannico mi han detto “We’re very sorry, please accept our apologies”.

Benvenuti a un week-end londinese…

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Eschius-mi, uer is ze italian restorant?

May 11th, 2009

Ho scoperto, con mia grande felicita’, che esiste un modo semplice semplice per classificare gli italiani a seconda dove li trovi in giro per londra…

Camden Town: quelli che, mediamente giovani (sotto i 20 anni, di solito), vanno alla ricerca di foto con i punk e l’acquisto di sostanze stupefacenti di vario tipo. Come al solito, si beccheranno la tipica inculata turistica anche comprando droghe (che poi si sa, non siamo “er popolo dei furbetti der quartiere”?)

Oxford Street: quelli che cercano i vestiti trendy. In un paese dove la maggioranza delle persone se ne frega totalmente della moda, provenendo dalla patria della moda. Geniali.

Piccadilly Circus, anzi no, esattamente sotto l’Eros: quelli che si danno appuntamento “in centro, cosi’ e’ facile trovarsi”. Facile facile, tra una mandria di altri italiani, tutti insieme appassionatamente sotto l’Eros. “Facciamo un salto al Trocadero e poi cerchiamo qualche posto per mangiare qualcosa di buono”. Auguri.

Buckingham Palace: quelli che aspettano ore per vedere il cambio della guardia, poi si lamentano “ma quanto sono cretini sti inglesi, sta cosa dura solo 5 minuti!” (infatti chiedetevi perche’ non ci sono inglesi ad assistere alla parata), poi si voltano e dicono “ma quant’era brutta quella vecchia ubriacona”, convinti che la signora raffigurata dalla statua sia la regina madre.

sui doubledecker, rigorosamente al secondo piano: quelli che guardano e parlano convinti che il resto del mondo non conosca la loro lingua. Tra un “‘ndo sta ‘a ’stazioun ‘e san pancràz”, un “perche’ questo non si alza e mi fa sedere, non c’e’ piu’ la cavalleria di una volta” (avete voluto la parita’, e mo’ pedalate, soprattutto se avete 10 anni meno di me), e un “belle le uniformi scolastiche perche’ cosi’ i negri si integrano di piu’”, sono campioni di educazione, apertura mentale, e cultura. I miei preferiti.

Carnaby Street: quelli che “dove sono i punk e le droghe?”. Cfr Camden Town per l’inculata che, almeno loro, non prenderanno. Peccato che si accorgano delle cose con una decina d’anni di ritardo, e si ostinino a credere alle leggende metropolitane raccontategli dal cugino del cugino.

alla Ministry of Sound: quelli che sanno tutto della “discoteca piu’ famosa di Londra”. Peccato che ci vadano solo loro, in media, e si sorprendano di “quanti italiani che ci sono a Londra”. Peccato perche’ la MoS non e’ piu’ cosi’ popolare da almeno 20 anni, tra quelli che a Londra ci vivono. Ma, diciamocelo, essere un po’ retro ce l’abbiamo nel sangue, e almeno sono genuinamente innamorati di Londra (o almeno, di quella che c’e’ nella loro testolina da italiani).

Westminster Abbey: quelli che, se sono cattolici, chiedono “ma qui la messa e’ valida?” o, se la religione non e’ il loro forte, “ma sta chiesa e’ cattolica o protestante?”. Dimostrando, come al solito, di aver capito tutto.

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EU-genetica

February 26th, 2009

Solitamente non parlo di politica in termini seri, almeno su questo blog. Ieri pero’ e’ successo qualcosa che mi ha fatto pensare ancora una volta alle differenze tra Italia e Regno Unito. O forse dovrei dire tra la maggioranza degli italiani e la maggioranza dei cittadini britannici.

In poche parole, ieri e’ morto Ivan, il figlio di David Cameron, leader dei Tories. 6 anni, malato dalla nascita di sindrome di Ohtahara, una grave e rara forma di epilessia unita a ritardo mentale, che gli impediva sostanzialmente i contatti col mondo esterno e gli provocava frequenti crisi epilettiche e ricoveri in ospedale.
Cameron lo ha sempre definito il suo beautiful boy; ha sempre raccontato che sebbene all’inizio the news hits you like a freight train… You are depressed for a while because you are grieving for the difference between your hopes and the reality, dopo un po’ you get over that, because he’s wonderful!

Ci sono almeno decine di motivi che, politicamente, mi separano da David Cameron. Se non fosse che bisogna dargli atto che anche a causa della sua, difficile e purtroppo tragica, esperienza personale, ha mostrato una certa sensibilita’ in campo etico.
Non e’ il solito destrorso pro-life all’italiana (per esempio, non e’ contro l’aborto tout-court). Si e’ sempre schierato a favore della ricerca sulle cellule staminali embrionali, come possibilita’ di cura per suo figlio e per tutte quelle persone con problemi simili. Ha coerentemente sempre usato il servizio sanitario nazionale (NHS) per far curare suo figlio, e per questo ne e’ uno dei principali sostenitori (al contrario di alcuni suoi compagni di partito di qualche anno fa).

Sentire David Cameron parlare di come questa esperienza difficile abbia plasmato le sue idee politiche, che per lo piu’ sono tutto sommato non proprio in linea con le mie, e’ interessante se lo paragoniamo alle veroniche abortiste per motivi eugenetici, mogli di politicanti pro-life che si curano solo in cliniche private, tagliano i fondi alla sanita’ pubblica, e cercano di ricaricare le pile a degli zombie a botte di decreti legge.

PS: A onore della par condicio, il principale avversario di David Cameron, cioe’ il Primo Ministro Gordon Brown, ha un figlio che soffre di fibrosi cistica. Anche Brown sostiene la ricerca scientifica. E credo che questo significhi che quando vivi certe esperienze sulla tua pelle, e non ti consideri al di sopra della legge, tendi a non prendere decisioni per motivi ideologici di convenienza (no, in Italia non e’ un ossimoro), ma per il bene comune.

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