Ecco qualche video. Mi spiace per la qualita’, ma era buio e avevo solo il cellulare. Se non si fosse capito dal post precedente, comunque, il concerto mi e’ piaciuto moltissimo.
Tra l’altro dimenticavo di raccontare che tra i bis (3) c’e’ stato un applauditissimo “L’addio“, che i piu’ conoscono interpretata da Giuni Russo. Che Battiato ha teneramente salutato lanciando un bacio verso il cielo (cioe’, verso il soffitto).
Eccolo qui. Piu’ in basso i link per qualche altro video.
Concertone di Franco Battiato ieri sera al Koko. Si, Battiato viene anche a Londra. E si ostina a parlare un inglese che ricorda quello di Toto’, nonostante il pubblico sia (evidentemente) al 99% italiano.
Il concerto e’ bello e i musicisti sono bravi. Battiato e’ il solito cagacazzo: sposta le casse, indietreggia col microfono, dice che sente fischi. Suggerirei una visita dall’otorino. Comunque e’ divertente e fa battute. Qualche volta, per fortuna, in italiano.
Ci sono un chitarrista, un violoncellista, un violinista, un bassista, due pianisti. Niente da fare. Battiato e’ il piu’ bello sul palco. E non sto scherzando. Immaginatevi gli altri.
Il chitarrista e le sue due colleghe femmine non suonano male. Se non fosse che si agitano come a un concerto dei Black Sabbath. Il che magari va bene quando suonano “Shock in my town“, ma per “La cura” e’ vagamente fuori luogo. A parte che e’ vestito come un Backstreet Boy, camicia bianca larga sui jeans. Ma quella cinghia per chitarra rosa proprio dovresti torglierla. Le sue due compagne non sono da meno, avendo un vestitino che porta miracolosamente allo stesso livello le tette e il culo.
E’ la prima volta, comunque, che vado a un concerto di Battiato. Ed e’ cosi’ che scopro due cose. La prima e’ che lui balla sul palco, stile Patty Pravo. La seconda e’ che ai suoi concerti si puo’ pogare.
Battiato si attira addosso le mie ire (e gli applausi di tutti gli altri) quando parla del “terribile momento che sta attraversando l’Italia“, per introdurre “Povera Patria“. Ire perche’ se non sbaglio ha sempre detto di non essere di sinistra ma abbastanza dall’altra parte e ora mi sembra vagamente paraculo fare questo discorsetto tra gli esiliati londinesi. Pero’ non riesco a trattenere il groppone in gola quando parte e ricordo che questa canzone ha ormai quasi 20 anni:
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
sì che cambierà, vedrai che cambierà.
[...]
La primavera intanto tarda ad arrivare.