February 15th, 2010
Starbucks. Domenica mattina. Il mio francese non e’ perfetto, ma non fa neanche schifo. La barista e’ evidentemente francese. Non chiedetemi perche’ sia evidente.
“A double espresso and a pain au chocolat please” [pronunciato alla francese, a mo' di "p??n o sciocolat"]
“Sorry, what?” [con accento francese]
“A pain au chocolat” [con pronuncia francese, di nuovo]
“What do you mean?” [uotzuiumiiin, con classica pronuncia francese]
“A PAIN AU CHOCOLAT” [questa volta pronunciato all'inglese]
“Sorry I can’t understand”
“THAT THING, PLEASE!”
“Oh, a pain au chocolat” [uguale a come l'avevo pronunciato io]
La mia simpatia, o dovrei dire empatia, per gli inglesi sta salendo a dismisura.
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Tags: francesi | 3 Comments
September 16th, 2008
Ci vuole piu’ coraggio per rimanere, a volte, che per partire.
E cosi’, dopo due anni… eccoci di nuovo a salpare alla volta di Londra. Beh si, salpare.. che c’e’ di strano? Ho una certa idiosincrasia per i fratelli Wright, tutto qua. In quel senso, mi servirebbe piu’ coraggio per partire. Ma non ho intenzione di eccedere in tranquillanti. Gia’ mi sento assuefatto alla valeriana.
Mettiamola cosi’: vi fidereste di piu’ di Alitalia o di Trenitalia? Conosco la risposta: nessuna delle due. E cosi’, meno male che Chiara ha sempre un letto da prestarmi a Torino. Giusto per pararsi il culo da eventuali ritardi. Che poi, diciamocelo: far partire i treni internazionali da Porta Susa quando la maggior parte dei treni nazionali arriva a Porta Nuova, senza trasporti decenti tra le due, non e’ un po’ una cazzata?
Del resto, anche i parigini non scherzano. Arrivi con il superbo (aggettivo scelto a caso, non che i francesi siano superbi) TGV a Gare de Lyon. Et voila’, devi prendere la RER (vi prego, risparmiate la mia erre moscia, evitando di chiedermi come si pronuncia) e arrivare a Gare du Nord. Incontrando, nel mentre, tutta la simpatia francese:
- “la sua carta di credito e’ troppo lenta perche’ non e’ francese” (anche tu non lo eri, un paio di generazioni fa… perche’ ti fai fare il lavaggio del cervello?)
- “monsieur, puvez-vous dire-moi quelle est la route pour la RER?” e sentirsi – anzi, vedersi! – rispondere a gesti perche’ evidentemente sei un essere primitivo, se parli francese con quell’accento!
- acqua minerale da 3 euro a bottiglia. Pure nei supermercati!
Meno male che il viaggio dura poco. Ok, “poco” per i miei standard. Del resto se gli inglesi hanno le yarde e i tedeschi i metri, io posso avere i miei di standard.
Premesso che questa volta non viaggio sotto il tunnel, fa piacere vedere che gli inglesi hanno capito quello che francesi e italiani non sono riusciti a cogliere: cosi’ se sei destinato a sud UK scendi e cambi ad Ashford, nel Kent. Se vai a Nord, invece, arrivi a Londra, stazione di St. Pancras International. Che e’ gia’ a Nord di Londra. Cosi’ non devi farti due ore di metropolitana per cambiare stazione. Ci voleva troppo?
Sceso a Dover dal ferry, non posso che ammirare il cielo nuvoloso e la pioggerellina (l’usuale shower) che mi accoglie. Io, che sono furbo e sono in magliettina e pantaloncini, non riesco a fare a meno di passare per inglese. “Have you been travelling?” mi chiede, ignaro, un muratore del Somerset, riempiendomi d’orgoglio. Evidentemente, sembro autoctono. Sara’ per le scarpe estive con il calzettone in evidenza?
Alla fermata del bus, gruppetto d’italiani grandicelli. Faccio finta di niente e di non parlare la loro lingua, fino a che la mia sindrome della crocerossina mi costringe a prendermi cura di loro. Vengono a fare una gita, non capiscono un’acca d’inglese, il bus tarda e la signorina di National Express ci invita a cambiare i biglietti. E cosi’, sei costretto a fare le solite chiacchiere tra italiani. “Sei qui per lavoro?” “Ma come fai con questo tempo?”
Il bus tarda perche’ s’e’ guastato. Bene, direte voi, ora prendete il prossimo. No, cari, non siamo in Italia. Qui mandano dal deposito un bus a parte, solo per noi, con gli inservienti si offrono di caricare le valigie per scusarsi del disguido.
L’arrivo a Londra e’ spettacolare, con tanto di cena belga. Tipicamente londinese.
Tutto questo per dirvi che sono vivo, riprendo contatti col mondo e che mi mancate tutti. Che la casa che ho trovato e’ bellissima ma non ha il calore di quella bolognese e, in particolare, delle persone che ci vivevano. Che di amici qui ne ho tanti ma un pezzetto di cuore e’ rimasto in Italia. Perche’ a volte andarsene, anche se era il tuo sogno da sempre, e’ pesante. Soprattutto quando vivi la partenza come la fuga da un mondo che per varie ragioni, personali e non, e’ allo scatafascio. Ma dunque gioiamone, finche’ siamo giovani.
Il feed rss e’ attivo.
Don’t you hear my call, though you’re many years away?
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Tags: francesi, londra, piccole cazzate quotidiane, viaggi | 7 Comments