Ho avuto un’illuminazione, mentre sorseggiavo il cappuccino stamattina, e lo dolcificavo con dello zucchero di canna.
Considerando che qui si chiama Brown Sugar.
Considerando che il primo ministro si chiama Gordon Brown.
Considerando che il suo ministro delle finanze si chiama Alistair Darling.
Non credete che ci sia’ qualcosa di semanticamente circolare, nel fatto che la moglie di Brown potrebbe chiamare il marito “Brown, sugar“, e quella di Darling potrebbe chiamare il marito “Alistair, darling” (con un lieve semantic shift sul cognome, chiaramente)?
More Britons than Americans died on Titanic ‘because they queued’
By Kathy Marks Wednesday, 21 January 2009
British passengers on the Titanic died in disproportionate numbers because they queued politely for lifeboats while Americans elbowed their way on, an Australian researcher believes.
David Savage, a behavioural economist at the Queensland University of Technology, studied four 20th-century maritime disasters to determine how people react in life and death situations. He concluded that, on the whole, behaviour is influenced by altruism and social norms, rather than a “survival of the fittest” mentality. However, on the Titanic he noted Americans were 8.5 per cent more likely to survive than other nationalities, while British passengers were 7 per cent less likely to survive.
Se interessa a qualcuno, qui c’e’ la guida per chi vuole emigrare in Italia, provenendo dal Regno Unito. Se riuscite a immaginare una ragione per volerlo fare.
l cardinale Cormac Murphy-O’Connor, primate cattolico di Inghilterra e Galles, vuole che il noto dipinto Il Battesimo di Cristo di Piero della Francesca venga spostato dalla National Gallery di Londra ad una chiesa, ad esempio la cattedrale di Westminster: “È un’opera di fede più che un’opera d’arte”. Gli esperti spiegano che è stato spostato dal museo solo una volta, durante i bombardamenti dei nazisti, e che richiede controlli costanti e costosi.
La dirigenza del museo non ha intenzione di consegnare l’opera alla Chiesa, anche perché ciò potrebbe creare un precedente e perché nel museo è fruibile da più persone. Il critico d’arte Rachel Campbell-Johnston ritiene che riportare tutte le opere di ispirazione religiosa “in chiesa è un sogno folle, anzitutto perché il clero britannico non è così ricco come i papi della famiglia dei Medici e poi perché la Chiesa ha sicuramente priorità più elevate che non occuparsi dei sistemi di sicurezza e dei meccanismi di controllo climatico che servono a preservare questi capolavori storici”. Il critico aggiunge polemicamente: “Il cardinale è convinto che la gente dovrebbe pregare di fronte al Battesimo? Dovrebbe andare a San Pietro quando suona l’Angelus: forse la folla si ferma e china il capo? No, continua a camminare, masticando gomme e scattando foto col flash: l’esibizione di un dipinto come questo conduce alla dissacrazione piuttosto che alla preghiera”.
Una grande catena di supermercati, Sainsbury’s, ha regalato per sbaglio un libro con illustrazioni erotiche ad alcuni bambini in gita presso uno stabilimento.
Grande imbarazzo per la Sainsbury’s: «È stato un malinteso, la copertina sembrava quella di un libro per bambini. Ce ne scusiamo, non succederà più».
Effettivamente anche io sarei imbarazzato, se si scoprisse che scelgo i libri per la copertina.
Avete presente i tizi stonati, antipatici, che chiedono raccomandazioni davanti a 3 ex star della tv incartapecorite a X-Factor su Raidue?
Ebbene, qui le cose fono un po’ diverse e apparentemente (r)esiste l’umorismo.
LONDRA, 17 giugno 2008 – Le signore invitate ad Ascot, la cinque giorni di corse ippiche ed eventi dell’alta società britannica celebre per i cappelli eccentrici, faranno bene a dotarsi di slip, sotto gli svolazzanti abiti estivi: lo hanno detto gli organizzatori, ricordando la necessità di abbigliamento formale, e la presenza di ispettori che puniranno con l’espulsione dall’ippodromo l’assenza della biancheria intima.
Si, l’ho fatto davvero: sono entrato nel coro dell’Imperial College
Qui le cose si fanno di fretta, a razzo, senza troppi fronzoli: dopo due pomeriggi di prove si va a cantare alla cerimonia della Graduation. Che casualmente si tiene al Royal Albert Hall. E quindi si, casualmente, ho cantato al Royal Albert Hall. Come il coro della BBC. Come alla Last Night of The Proms. Come i Muse.
Ma soprattutto, come mi fa notare Mirco, come Umberto Tozzi. Senza che Doris Day si sia messa a urlare.
Brani cantati:
I will sing with the spirit, che effettivamente e’ quello che ho fatto, considerando lo stato della mia gola
Gaudeamus igitur, che casualmente e’ l’inno sia di Imperial College che di Unibo (oltre che di altre decine di universita’ sparse per il mondo)
God save the Queen, (o God shave the Queen, come sostiene un mio co-corista tedesco)
La cerimonia delle lauree e’ qualcosa di inimmaginabile per noi italiani. Tutti i novelli graduates vengono chiamati sul palco, salutati con il loro nome. Ma quello che e’ divertente e’ un insieme di punti molto britannici:
il Rettore e’ un Sir
il Chairman e’ un Lord
la cerimonia si chiama Commemoration Day. E quello che viene commemorato e’, in effetti, una visita del Re all’inizio del secolo; evento che viene ricordato nel discorso del Rettore, in quello del Chairman e in quello del rappresentante dello Student Union
alla fine, tutti in piedi, si canta (quindi, tecnicamente, ho cantato) God Save the Queen
Insomma, e’ una giornata di orgoglio culturale, ma soprattutto nazionale. Esiste addirittura un termine per definire l’eccessivo nazionalismo, sventolio di bandiere, inni patriottici, che in questo paese sembra molto di moda: jingoistic.
Non c’e’ niente di piu’ lontano da me, potete immaginarlo, che un’idea di monarchia teocratica di natura divina. Quindi in fondo c’entro poco con l’inno nazionale.
Pero’ non posso tacere su quello che ho visto alla cerimonia. E cioe’, per fare un breve elenco:
il 60% dei laureati si chiama Mustafa, Mohammed, Shakeel; o fa di cognome Wang o Patel. Alcuni di questi studenti sono magari nati e cresciuti qui, altri – la maggioranza – sono venuti qui a studiare
il Rettore saluta esplicitamente gli studenti stranieri dicendo che l’Universita’ accoglie tutti senza badare alla nazionalita’, colore della pelle o fede: sceglie semplicemente in base al merito, ed e’ il merito di questi studenti che rende grande l’universita’
il Chairman stringe la mano a ogni laureato; ci sono ragazze musulmane che ovviamente, per motivi religiosi, non possono avere contatto fisico con un uomo; indipendentemente dal fatto che questo sia giusto o sbagliato, molto rispettosamente il Chairman salutava le ragazze con il velo (non poche) chinando il capo; stringeva le loro mani solo quando loro stesse gliele porgevano. E grazie a questa convenzione non scritta si riesce ad evitare imbarazzi e polemiche, si rispettano le idee degli altri e non si ferisce nessuno.
quando uno studente e’ stato destinatario di un premio, la platea applaude e il Chairman si toglie il cappello in senso di rispetto. E’ stato bello vedere tutti applaudire senza differenza persone appartenenti a etnie diverse. E’ stato bello non sentire le solite italianita’ sul caso (“questi ci tolgono il lavoro”, “questi vogliono le nostre case popolari”, “questi ci rubano le borse di studio”), e invece vedere il trionfo della meritocrazia. E’ stato bello vedere il Chairman togliersi il cappello di fronte a ragazze con il velo, a un ragazzo cieco, a una ragazza in sedia a rotelle, e soprattutto a una ragazza con dei Rasta lunghissimi.
i medici pronunciano una forma moderna del giuramento di Ippocrate; che, tra le altre cose, dice: I will not permit considerations of gender, race, religion, political affiliation, sexual orientation, nationality, or social standing to influence my duty of care.
Quegli applausi, quegli inchini rispettosi, i sorrisi di tutti nell’apprezzare persone di ogni parte del mondo – di quelle che sono ex colonie, da parte di quelli che sono ex colonialisti – mi ha fatto provare un senso di liberta’ e democrazia anni luce lontano dalle cafonate razziste all’italiana.
E allora mi e’ andato anche bene cantare God Save the Queen, perche’ dire che siamo tutti sudditi della regina significa, in termini moderni, che siamo tutti uguali davanti all’autorita’, e cioe’ che abbiamo tutti pari diritti per le istituzioni di questo paese. Che con tutti i suoi limiti, le sue ossessioni liberiste, le sue tradizioni classiste, mi sembra comunque ere geologiche avanti, se faccio un paragone con il mio paese, quando si parla di rispetto e valorizzazione della persona.
(e se avete letto fin qui, complimenti per la pazienza)